martedì 11 febbraio 2020

Delle temibili astuzie delle arciere elfe


La scena si svolge alla vigilia di un weekend in un caldo fine estate, nell' interno della tipica camera da letto di una famiglia borghese. Sul letto una borsa da viaggio e sparsi attorno numerosi vestiti. Una giovane donna si agita in piedi davanti ad un armadio mentre il marito è seduto sul letto con l'aria meravigliata.

Guardavo perplesso la mia arciera elfa che era intenta da alcuni minuti a rovistare nel nostro armadio con agitazione crescente a giudicare dal numero di indumenti scaraventati alle sue spalle intimorendo perfino il bretone che stava sulla soglia senza trovare il coraggio di entrare in camera (buon per lui).
"Si può sapere che fai? Sembri Whisky quando scava in giardino per cercare l'osso che ha nascosto"
"Inizio a prepararmi la borsa, così domani mattina partiremo presto"
"Ottima idea, ma sono le due del pomeriggio e fa anche caldo, non potresti farlo dopo?"
"Questa sera ho il corso di tango e così mi tolgo il pensiero…"
Poi, dopo una pausa e uno sguardo indagatore che avrebbero dovuto mettermi sull'avviso, l’elfa se ne uscì con la domanda che non mi aspettavo.
"Visto che te ne stai li a fare il nullafacente, sai mica dove sono finiti i miei parei? Cercavo quello azzurro di Bali"
"Ti ricordo che ho perso da tempo la cognizione di cosa tu tenga nella parte dell’armadio che hai occupato, a parte la sua dimensione smisurata. Conosco solo il contenuto dei due cassetti superstiti e della mezza anta dove ho compresso il mio guardaroba difendendolo accanitamente dalle tue mire espansionistiche. Dunque, la risposta è: no, il nullafacente non ne ha la più pallida idea. "
L’elfa mi riservò uno sguardo infastidito senza smettere di cercare. "Ti avevo chiesto un aiuto e non una polemica. Comunque non importa, farò tutto da sola, come al solito…".



Morena, la mia arciera elfa, è in grado di passarmi da parte a parte
con una freccia al carbonio a 50 metri di distanza. Meglio tenerla buona..

Osservai il borsone sul letto che si stava riempiendo caoticamente delle sue cose rendendomi conto che ancora una volta, finito lo psicodramma della ricerca dei suoi vestiti con il corollario degli abbinamenti tra pantaloni e magliette, avrei dovuto affrontare la sfida di incastrarvi, oltre ad un paio di polo e alla biancheria intima, almeno un maglione o una felpa per la sera e magari in caso di gita per rifugi i pantaloni di velluto a coste alla zuava, per non parlare dei calzettoni di lana da indossare con gli scarponi. Questo nell'attesa di togliere qualcosa di mio per lasciar posto al phon (perché secondo lei negli alberghi non ci sono mai, ma se ci fossero non sono come il suo) e alla sua borsetta per il maquillage. Però, in quel disastro che avveniva sotto i miei occhi c’era qualcosa che non quadrava: "...e poi, scusa, ma a che ti serve un pareo se andiamo due giorni in montagna? Pensi di prendere il sole in qualche rifugio?"


Tambre, piccolo e tranquillo paesino sull'Alpago ricco di passeggiate e boschi

Questa volta fu l’elfa a guardarmi sorpresa sospendendo per un attimo le ricerche. Poi mise le mani sui fianchi con fare bellicoso sollevandosi sulle punte e protendendo il petto all'infuori, per intimorirmi con una delle sue pose in stile mussoliniano, modello dichiarazione di guerra alle potenze demo-giudo- plutocratiche (io).
"Vuoi dirmi che, come al solito, hai fatto finta di ascoltare ma non hai ascoltato?"
"Che cosa?"
"Quello che ti ho detto mercoledì sera dopo cena e per il quale mi hai anche risposto “va bene”. Credevo fossi in stato di coscienza vigile davanti al televisore, invece eri in stand-by come al solito quando si parla di calcio…"
"Vabbè, ma se mi dici le cose mentre sto guardando una trasmissione sulla chiusura del calciomercato dove stanno raccontando gli acquisti e le cessioni dell’Inter  è chiaro che la funzione “ascolto terzi” è disattivata. E’ come quando io ti dico che non mi sento bene mentre guardi le tue Desperate Housewives o Grace Anatomy. Potrei anche svenirti davanti e al massimo mi faresti cenno di non disturbare. Comunque, a proposito di cosa avrei detto che va bene?"
"Che non si va più in montagna, ma trascorreremo il fine settimana al mare…"


Piuttosto che andare a Jesolo faccio anche il bagno nel Piave, che è pure patriottico. 

La notizia saettò dolorosa come una scossa elettrica attraverso il corpo e m’indusse ad accasciarmi sul letto. Solo dopo qualche secondo riuscii a ritrovare la parola.
"Perché non si va più a Tambre?"
La mia compagna sorrise beffarda dandomi la sensazione che provasse un piacere maligno ad infliggermi quelle brutte nuove. "Ringrazia tuo cognato che ha deciso di andare in vacanza in Puglia questa settimana…"
"A parte che mio cognato è anche tuo fratello e quindi è più parente tuo che mio, cosa c’entrano le sue fottute vacanze pugliesi con le nostre in Alpago?"
"Perché se va via lui devo badare io ai miei genitori. Metti che abbiano bisogno, da Jesolo in mezzora arrivo, code permettendo, da un rifugio sull'Alpago, no…" 
Stavo per rialzarmi, ma fui colto da un senso di vertigine all'udire quel nome che mi fece subito risedere bianco in volto. "Mio Dio! Hai detto Jesolo? Vuoi dire che vuoi passare il fine settimana a Jesolo?" 
"Sì. Hai capito perfettamente: Jesolo, anzi Gèsolo, come lo chiami te sperando di farmi arrabbiare e quindi ora non cominciare con le tue solite litanie…"
"Le comincio eccome! Detesto la vita di spiaggia e lo sai benissimo. Trovo assurdo stare dalla mattina alla sera seduti immobili sotto un ombrellone sempre troppo piccolo ad inseguire l’ombra e ad attendere il momento del bagno tirando l’orecchio a quello che raccontano i vicini di sdraio, mentre tu stai a rosolarti sul telo da bagno unta di creme abbronzanti. Io non sono fatto di amianto come te. Ho la pelle delicata, mi scotto subito e appena ho finito di leggere la Repubblica mi annoio a morte…"
Lei mi guardò stranamente allegra. "Commovente. Hai finito?"
"Assolutamente no! Odio la sabbia che arroventa i piedi costringendoti a saltellare come un canguro da un ombrellone all'altro per raggiungere il mare, quelli che ti vengono addosso con il materassino mentre nuoti, i bambini che frignano e pisciano in acqua e il tizio che ti sveglia appena sei appisolato gridandoti nelle orecchie che ha il cocco bello e si offende quando gli suggerisci dove dovrebbe metterselo, possibilmente di traverso. Inoltre, rischio ogni volta l’ergastolo per l’omicidio con vilipendio di cadavere di qualche animatore da spiaggia e lo sai bene che prima o poi succederà…"
"Il tuo solito catastrofismo gratuito di quando non vuoi fare qualcosa che non ti garba. Il ragazzo dello scorso anno ti era perfino simpatico…"
"Solo perché ha smesso di propormi la ginnastica mattutina in acqua alla prima occhiataccia. Avesse insistito con il corso di windsurf o la gara di ballo sudamericano avrebbe scoperto la parte più brutale del mio essere. In ogni caso, non sono affatto sicuro di riuscire a sopravvivere ad una convivenza con vicini di ombrellone come quelli con i quali fai invariabilmente amicizia. Non ho voglia di parlare di amori infelici o adulterini di attrici e cantanti e neppure delle tonsille di loro figlio, argomenti dei quali non me ne può fregare di meno. Inoltre, mi rifiuto di nutrirmi con pizzette riscaldate nel tostapane e birra tiepida nei chioschetti della spiaggia pagandoli come ostriche e champagne. Come ultima cosa, tra tutti i posti di mare possibili, da Caorle a Bibione, hai scelto proprio quello che sopporto di meno, anche perché Gèsolo è sotto casa, non mi pare neppure di essere in vacanza e poi dove credi di trovare posto all'ultimo momento? Lo sai che il cane non è accettato da molti alberghi…".
"Ho trovato posto a mezza pensione in un tre stelle a cento metri dalla spiaggia e per il cane ho già chiamato la dog sitter, che ce lo tiene lei" 


L'aria triste di quello che non tutti gli alberghi lo vogliono e gli tocca la dog sitter... 

Restava solo la mossa della disperazione per evitare un destino tanto crudele...
"Comunque, io avevo già prenotato a Tambre e non mi pare il caso di dargliela buca. Non vorrai fare una brutta figura con l'albergo, che sono sempre tanto carini con noi......"
"Non ci provare, tanto lo so che non è vero..."
"Come fai a dirlo?"
"Se avessi prenotato davvero, me lo avresti detto un minuto dopo... ti conosco, figliolo"
In effetti, mi conosceva. Lo dovevo ammettere...
"Dunque, non ho scampo…"
L’elfa mi guardò assorta e con gli occhi rimpiccioliti, come quando prendeva la mira per scoccare la sua freccia letale…
"No, questa volta ti tocca Jesolo. A meno che…"
"A meno che cosa? Sono pronto a tutto pur di evitare due giorni di noia atroce sotto gli ombrelloni e di spellarmi come un serpente che fa la muta"
"Ci sarebbe una soluzione alternativa..."
"La prendo a scatola chiusa! Qualsiasi cosa sia...piuttosto di Jesolo mi vanno bene anche Punta Sabbioni o Fusina e, se vuoi, faccio anche il bagno nel Piave..." 
"Aspetta! Non correre... farai qualsiasi cosa? Posso fidarmi?"
"Ma, si certo! So che sto facendo un patto con il diavolo, ma non ho scelta…"


Quando una birretta in montagna vale anche una dipintura di finestre a casa. 

L’elfa mi porse la mano perché la stringessi accettando l’accordo.
"Affare fatto! Dunque… ora sono le due e mezza, se adesso stacchi le imposte dalla finestra della camera, le porti sulla terrazza dove ci sono già i cavalletti e cominci a scartavetrarle e poi a stuccarle, per le cinque dovesti essere in grado di dare la prima mano di vernice, così durante la notte asciugano e domattina prima di partire le rimettiamo su. Lunedi, quando ritorniamo da Tambre potrai dare la seconda mano con comodo…".
Per un istante ebbi la sensazione che ci fosse qualcosa che non tornava o di aver capito male,
"Scusa, ma ... hai detto Tambre? Quindi domani andremo in montagna e non in spiaggia?"
L'elfa mi guardò con gli occhi che luccicavano soddisfazione.
"Ma certo… non stavo mica cercando i parei come ti ho detto, ma le magliette di cotone a manica lunga. E, comunque, avevo già prenotato l’albergo a Tambre da tre giorni e il cane può venire con noi, abboccone che non sei altro…"
Subito dopo l'elfa con l'aria soddisfatta m'indicò le imposte da dipingere, secondo i patti...

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