lunedì 24 settembre 2012

El Dindondero


Questo post necessita di una precisazione preliminare al fine di evitare malintesi e risentimenti. Non sono credente, ma essendo di cultura “liberal” e tollerante ho il massimo rispetto per qualsiasi religione altrui e questo vale anche per gli uomini della chiesa, anche se alcune posizioni dei vertici romani sui grandi temi sociali contemporanei spesso hanno un bel sapore retrò da alto medioevo. Inoltre, occupandomi di organizzazioni, so perfettamente che anche all’interno del mondo ecclesiastico troviamo a convivere sotto lo stesso tetto un mix di persone assai vario. Da quelle intellettualmente raffinate, portate al confronto e sensibili e rispettose delle idee altrui, ai tanti sacerdoti che si fanno un mazzo così nel sociale e sono in prima linea nel fronteggiare il disagio. A costoro, a cui va la mia ammirazione, si aggiungono gli onesti mestieranti semplici e tuttavia genuini nella loro fede, ma anche i burocrati di apparato capaci solo di chiudere ogni discussione opponendoti una mezza dozzina di dogmi insormontabili da ogni approccio razionale e, purtroppo, un numero tanto variabile quanto fisiologico di maneggioni vocati solo alle logiche del potere. Per mia fortuna, tra gli uomini di chiesa con i quali ho incrociato le traiettorie della vita ho incontrato quasi sempre persone ammirevoli tanto che, per esempio, tra coloro che ricordo con grande stima e che considero tra i miei “magister vitae” c’è don Germano Pàttaro, il nostro docente di religione del liceo, finissimo teologo e intellettuale curioso di quanto si stava muovendo nel sociale  e tra le nuove generazioni in quegli anni che annunciavano il ’68,  tanto che per un tacito accordo durante la sua ora veniva accantonata la dottrina e si dibattevano accanitamente solo temi etici e politici. Di lui, en passant, ricordo che una mattina in cui avevo ammesso lealmente come una mia tesi fosse effettivamente insostenibile perché campata per aria mi aveva gratificato di un “Tu sei un uomo probo” che è tuttora uno dei complimenti di cui vado più orgoglioso. Tutto sotto controllo, quindi…

                                  
  "El dindondero" dei miei ricordi era molto più simpatico

Il problema è che oggi, tra le figure dell'organizzazione ecclesiastica, non so classificare “El dindondero”. Che poi sarebbe il parroco della vicina chiesa di Santa Barbara. Si tratta di una persona che non ho mai incontrato, ma che con le sue scelte ha invaso arbitrariamente e di colpo la mia vita, oltre a quella di centinaia di altri residenti nel quartiere. Non mi riferisco tanto al rinfrescante verde “menta piperita” con cui ha scelto di dipingere l’oratorio adiacente alla chiesa, perché immagino che l’impresa di imbianchini a cui si era rivolto per rinfrescare gli intonaci gli abbia proposto un forte sconto se avesse scelto quella partita di colore che non riuscivano a piazzare altrove. Neanche alla sede della Lega Nord. Non gli rimprovero neppure l’inquietante fontanella in stile “pissoir alla turca di Autogrill o Diurno della stazione” che adorna il piazzale proprio di fronte alla scalinata che porta in chiesa. 

L'orrida fontana triangolare. Che sia una citazione dello stemma di Mazinga?

Anche se il mio cane nel tentativo di dissetarsi c’è scivolato dentro alcune volte facendo fatica a risalire e inzuppandosi tutto, non porto rancore. In fondo la gag del bretone che quando risale grondante si scrolla seminando il panico tra i passanti è stata divertente. E poi, in fondo, l'arredo urbano del piazzale era già talmente modesto che una bruttura in più neanche la si nota. Non voglio fare nemmeno cattivi pensieri sulla forma triangolare della fontana che spero casuale (il celebre "delirio del geometra ebbro" con cui una nostra amica architetta definiva sdegnata certi pretenziosi condomini di periferia) o magari solo dettata dalla decorazione sul selciato che invoglia a riprodurre lo stemma di Mazinga Robot e confido pertanto che non sia ispirata in alcun modo alla rappresentazione classica della Trinità. Mi riferisco invece al “Matitone” che è comparso inopinatamente tra la chiesa e l’oratorio nel breve giro di una quarantina di giorni.

All’inizio dei lavori, seguiti quotidianamente a causa delle passeggiate con il bretone, mi chiedevo cosa fosse quell’impalcatura rettangolare in acciaio alta e stretta che ogni giorno si alzava di un tre o quattro metri. Poi quando hanno iniziato ad applicarci dei pannelli color legno, mi è stato chiaro che stavano costruendo alla svelta un campanile prefabbricato. Manufatto del quale non si sentiva francamente necessità visto che la chiesa disponeva già di una piccola cella campanaria sul tetto e forse, a mio parere, sarebbe stato meglio utilizzare i fondi a disposizione (per quanto prefabbricato il campanile sarà costato sicuramente una cifra discreta) per scopi più caritatevoli e umanitari, tipo - che ne so? - attivare qualche pozzo artesiano in Somalia o rifornire di apparecchiature mediche qualche ospedale di frontiera oppure costruire una scuola in paesi del terzo mondo. Comunque, sempre per via dello spirito "Liberal" e tollerante, non ho alcuna difficoltà a dire che un parroco con le offerte dei fedeli ci può fare quel che più gli garba, possibilmente nel'ambito del culto.

Quando l’opera è stata ultimata all’inizio dell’estate mi sono trovato di fronte ad una specie di obelisco color legno alto una cinquantina di metri, che per via della punta nera assomigliava in tutto e per tutto alle matite Giotto che usavo da bambino, tanto da indurmi a pensare che il manufatto fosse sponsorizzato dalla vicina cartolibreria.

Il Matitone prefabbricato con le sue campane elettroniche

Mancavano ancora però le campane e vi confesso che alla fine ero perfino curioso di sentirne il suono. Infatti,  dovete sapere che per un veneziano il suono delle campane, in una città che vive di silenzi ma che conta oltre 150 campanili, è una compagnia familiare, quasi amichevole, che ti segue per tutta la vita e alla fine, come succede a quelli che abitano vicino alla ferrovia con i passaggi dei treni, non te ne accorgi più. Anzi, come ogni veneziano che si rispetti so riconoscere, per esempio, le campane della chiesa di Santa Maria Formosa da quelle di San Zulian o di San Giovanni e Paolo, per non parlare di quelle possenti del campanile di San Marco il cui suono sovrasta tutte le altre e si sente per tutta la città. Io le cinque campane di San Marco le conosco una per una: c’è infatti la Marangona, che è l’unica ad essersi salvata dal crollo del campanile ed è la più grande che suona al mattino e alla sera per chiamare al lavoro e segnare il fine turno dei “marangoni”, cioè i carpentieri dell’Arsenale.  Poi viene la Nona, che è quella che batte il mezzogiorno (e mio nonno ci regolava l’orologio dopo che avevano tolto il botto a salve di cannone dall’Isola di San Giorgio), poi ci sono la Trottiera e la Pregadi che suonano solo per occasioni speciali e infine la Renghiera che è quella che è bene non ascoltare mai perché dovrebbe suonare solo in occasione di guerre, calamità ed esecuzioni capitali (quando c’erano). Io l’ho sentita suonare il mattino dopo la tromba d’aria su Sant’Elena che aveva capovolto il motoscafo per il Lido causando 34 morti e mi è bastato.


  Il Plenum delle cinque campane di San Marco
 che risuona possente nelle festività. 
Suono stupendo e caro ad ogni veneziano.

Le campane (un po’ piccoline a prima vista, ma tutto il lavoro sembrava fatto in economia) sono arrivate e sono state issate nella cella campanaria di lì a qualche settimana, proprio il giorno prima che partissi per la montagna. Dunque non ho fatto tempo a sentirle collaudare. Poi, una volta giunto tra i prati dell’Alpago ho rimosso la faccenda, senza immaginare che al ritorno sarebbero iniziati i problemi. E che problemi…

Infatti, torniamo a casa il sabato sera tardi, stanchi morti e cadiamo in un sonno profondo, cane compreso. Alle sette e mezza della domenica il nostro sonno viene interrotto da un motivetto insulso che ci sembra di averlo in camera e che prosegue per quasi due minuti. Un’eternità per chi cerca di riprendere sonno e, infatti, non lo riprendo anche perché l’elfa mi borbotta con la voce da sonno “Ma cosa ti salta in mente? Spegni subito quella musica…”  convinta che sia al computer a giocherellare con Winamp e il bretone, che compare sulla porta sbadigliando e stiracchiandosi, se ne esce a sua volta con un “Woff… bau … woff” che immagino voglia dire lo stesso. Sul momento penso siano i ragazzi serbi dell’appartamento di fronte che ogni tanto ci deliziano con musiche a tutto volume a finestre spalancate, ma poi ricordo che quelli suonano solo melodie balcaniche con fisarmonica, piffero e tamburi. Questa tiritera assordante invece proviene direttamente dal “Matitone” di piazzetta Santa Barbara. Una canzoncina da scuola materna a metà strada tra “Oh albero… oh albero” e  “We wish you a merry  Christmas” suonata da un paio di campane elettroniche con altoparlante (casomai ti sfuggisse) il cui unico apparente scopo, oltre a quello di interrompere i riposi domenicali del quartiere sembrava quello di incitare alla blasfemia (anche perché il motivetto andrà in scena diverse volte nel corso della giornata)

Più tardi, chiamo i vigili per protestare e mi raccontano che anche diversi altri quartieri di Mestre sono infestati dalla moda delle campane elettroniche che sembra abbia scatenato la creatività dei parroci con velleità da dj, tanto che diversa gente è imbufalita e ci sono state petizioni e denunce contro i “dindonderi” di turno. Mi informano anche che è in corso una trattativa tra il Comune e il Patriarcato almeno per limitare l’uso delle campane elettroniche alle ore centrali della giornata. Dunque, mi dicono, occorre pazientare e attendere…
Ma, secondo voi, se uno non ha voglia di attendere, un bazooka a buon mercato su E-bay lo si trova?

11 commenti:

  1. So che dovrei vergognarmi, ma ho riso tanto da spaventare il piccolo vagabondo bianco. La vicenda della bruttezza, invece, è seria e il presunto diritto di molestare la gggente è una vera e propria prevaricazione. Tu, però, hai una leggerezza (nel senso calviniano) che ti fa rappresentare la vita che vivi come una pièce goldoniana. Ti assegno il "Campiello" qui e ora e per sempre.

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    1. Grazie Dora, sei gentilissima come sempre, ma ora mi sento davvero imbarazzato. Il Campiello a me? Troppo generosa...però ora che ci penso, se accadesse davvero, immagino che mi divertirei moltissimo a pensare a quanta gente ci creperebbe d'invidia...
      Si.. grazie accetto il premio :)
      Ciao

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  2. E non sto scherzando e nemmeno esagerando.

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  3. Ahahaha divertentissimo post Carlo! Il simbolo di Mazinga: sai che guardandolo ci avevo pensato anche io?
    Purtroppo l'abitudine di devastare quartieri e paesini con chiese orripilanti è molto diffusa, e mi dispiace proprio.
    A presto!

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    1. Grazie Maude. Condivido il tuo dispiacere per come le chiese e i campanili moderni siano diventati palestra di virtuosismi per architetti fantasiosi e per come nessuno riesca ad ostacolare questo obbrobri. Se ti fermi con il treno a Monselice, per esempio, vedrai come il suggestivo profilo medioevale della fortezza che domina dall'alto il paese con la sua torre, i tetti bassi e i campanili, sia devastato da una enorme chiesona degli anni '60 grande come un hangar per dirigibili. Almeno ci pagassero l'ICI...
      Ciao

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  4. Splendido post che ho letto più volte e ci sono talmente tanti spunti di riflessione che non so quale cogliere per primo! Io due chiacchere con il parroco andrei a farle per togliermi vari dubbi e magari chiederei notizie dell'architetto fantasioso...a volte, hai visto mai, potrebbe illuminarti sui significati altri di certe scelte geometriche! ;-)
    Nel quartiere ferrarese dove vivono i suoceri è stata costruita una chiesa moderna che, nella sua bruttezza, ha l'unico, forse, punto positivo in una vaga reminescenza dechirichiana...tranne battute ovvie sulla discutibile scelta dei colori e delle forme nessuno si è lamentato pur essendo quasi uno scempio paesaggistico! Immaginati se al posto di una chiesa fosse stata una moschea!!! Ho pensato la stessa cosa guardando il matitone...
    Un abbraccio!

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    1. Grazie Sabrina. Ma... apprendo ora che i tuoi suoceri sono di Ferrara,città che adoro per mille motivi e dal momento che mi hai dato lo spunto per scriverne ti devo proprio dedicare il prossimo post.
      Ciao, ricambio l' abbraccio.

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  5. grandissimo Doge,

    sono riuscito a ritrovare il tuo blog. Innanzitutto un gran saluto, spero tu stia bene ma a giudicare dai tuoi racconti ti vedo in gran forma. volevo dirti 1: ora riprenderò a leggere il tuo racconto-libro sull'antica arte di navigare in laguna (mmmmmm mi sa che ho sbagliato titolo, comunque ci siam capiti)
    2: volevo dirti che il tuo ingranditore sviluppa foto alla grande, proprio come lo faceva durante i suoi migliori anni.
    un'eredità veramente filosofica, eeee già, perchè quell'ANTICA ARTE di sviluppare foto che ormai sembra dimenticata o disprezzata(non lo so) mi ha aperto un mondo.

    tutto qua.. ciao Doge!!!!!!

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    1. Bravo Alessandro alias Cosimo... mi stavo giusto chiedendo che fine avessi fatto. Aspetto con curiosità i tuoi commenti di navigatore "bibionese" sulle mie storie veneziane di amori e di barche. Sono felice che tu abbia dato nuova vita al mio glorioso quanto vetusto ingranditore Opemus Axomat. L'ho lasciato davvero in buone mani e ti meriti un giro di birre al prossimo incontro (che poi mi devi anche aggiornare sulla tua storia con Valentina).
      Ah! Perché non scannerizzi qualche foto di quelle che hai stampato e me le posti su facebook? Mi farebbe molto piacere vedere i tuoi lavori.
      Ciao

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  6. Praticamente i parroci spostano la passione perversa per le suonerie telefoniche ai campanili, riuscendo a realizzare un sogno di potenza irraggiungibile per i comuni possessori di telefonini. redcats

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    1. E' vero...probabilmente è una sindrome da privazione di suoneria di cellulare. Comunque domani vado a conoscere il parroco e gli chiedo se con le sue campane può suonare anche Stairway to heaven dei Led Zeppelin, Mi pare che siamo sempre in tema, no?
      Ciao

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